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Che fine ha fatto il Cloud server?

Che fine ha fatto il Cloud server?

Tempo fa ci siamo trovati a discutere con un consulente su quale fosse la soluzione più affidabile per il posizionamento dell’e-commerce di un importante cliente. La proposta della controparte era di scegliere una soluzione in “cloud”, e la giustificazione di questa scelta stava nel fatto che il Data Center sul quale avremmo appoggiato il sito aveva i più alti indici di affidabilità del settore grazie a tutta una infrastruttura estremamente evoluta, con gruppi di continuità elettrica, gruppi elettrogeni, condizionamento ambientale e tutto il resto. E’ stato in quel preciso momento che ci siamo chiesti: “Ma che fine ha fatto il “cloud” server così come ce l’ha raccontato Amazon 6 o 7 anni fa?”.

Il nostro CEO, Daniele Bianchi, che da ore 20 anni si occupa proprio di questo, ha voluto ripercorrere per noi la storia dei “server sulle nuvole” che trovate di seguito.

Quando è nato il “cloud” era…

Facciamo un passo indietro. Il “cloud”, la “nuvola”, è nata come un grande sistema di server sincronizzati tra loro in grado di garantire l’erogazione del servizio (un sito web, un e-commerce, un applicativo, un gestionale) anche in caduta di uno o più dei nodi sui quali il servizio stesso viene erogato. Un sistema straordinario in grado addirittura di ottimizzare il traffico: se mi trovo in Asia le pagine del sito al quale accedo mi verranno erogate da server posizionati in Asia, ma se sono in Europa le stesse pagine, identiche e aggiornate in tempo reale, verranno rilasciate da un server europeo. In sostanza, ottimizzazione dei tempi di risposta, garanzia assoluta di continuità del servizio, sistema in grado di capire in tempo reale se le richieste degli utenti sono troppe e necessitano un incremento di risorse; tutto questo era l’innovativo concetto di cloud.

 

Poi il marketing si è impossessato del termine “cloud” e tutto è cambiato

Poi… poi è arrivato il marketing. Si è scoperto che la parola “cloud” faceva veramente figo, quasi come “blog” o “blogger”, o forse di più. E così l’attenzione si è spostata su un’unica caratteristica: la possibilità di non acquistare direttamente l’hardware, imbarcandosi in investimenti che dopo pochi anni diventano obsoleti e che non ci garantiscono in caso di grande successo dell’iniziativa web che affrontiamo, ma di noleggiare delle risorse da un fornitore. Niente sistemi intelligenti che capiscono se il traffico sale e bisogna aumentare le risorse, ma “soltanto” infrastrutture molto capaci in grado di soddisfare anche una crescita improvvisa della necessità di risorse di ciascun progetto web, sempre effettuando un’apposita richiesta al fornitore che “apre” il rubinetto. Nessuna duplicazione di siti o applicativi in giro per il mondo. Nella quasi totalità dei casi nessuna replica dei sistemi per garantire continuità di servizio, ma semplicemente un Data Center, come diceva il consulente di cui sopra, “con altissimi livelli di affidabilità”, perché equipaggiato… con tutte quelle infrastrutture che ogni Data Center serio deve avere!

 

Non c’è più il “cloud” di una volta. Ora ce ne sono tanti, uno per ogni esigenza

Insomma, non c’è più il “cloud” di una volta, eppure… eppure forse questo non è un male. Perché la tecnologia su questo tema ha fatto passi da gigante, e oggi occorre che il cliente vada oltre la parola “cloud”, che spesso è totalmente fuorviante. Insomma, occorre che il cliente finale ribalti la parola “cloud” a proprio vantaggio, senza farsi troppi problemi sull’utilizzo “creativo” di questo nome da parte dei vari fornitori – altrimenti si finirebbe per scartarli tutti, o quasi. Cloud può voler dire semplicemente disporre di risorse senza investire in hardware: se ho un sito web e so che il traffico crescerà in maniera importante a fronte di campagne di marketing o eventi particolari, questa soluzione mi consentirà di aumentare le risorse dedicate nei momenti opportuni. Se voglio disporre di una replica dei dati per poter ripartire in tempi brevi, sceglierò una soluzione basata su software, come Veeam Cloud, che consentano di replicare le mie macchine in una sede remota, in modo da abbattere i tempi di ripristino dei sistemi. Se invece voglio avere la garanzia di continuità del servizio, non dovrò far altro che scegliere una soluzione ridondata su almeno due Data Center, con disponibilità della replica delle macchine e dei dati in tempo reale o con una finestra sopportabile per la mia organizzazione. E se le mie esigenze di traffico e disponibilità delle informazioni sono talmente evolute da richiedere una replica dei sistemi su Data Center dislocati in tutto il mondo, beh allora forse è meglio tornare al vecchio significato del termine cloud e ricorrere ai servizi di Amazon.

 

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