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Informatizziamoci: internet è libera in Brianza

Informatizziamoci: internet è libera in Brianza

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CENSURA: NAVIGARE LIBERAMENTE NON E’ PER TUTTI

INTERNET E’ LIBERA IN BRIANZA
FACEBOOK, TWITTER E BLOG IN CINA NON ESISTONO, CONSENTITA LA COMUNICAZIONE SOLO ONE TO ONE

Negli ultimi tempi si è aperto un interessante dibattito sulla censura di contenuti internet da parte dei governi, censura che avrebbe lo scopo ben preciso di oscurare i siti dove vengono promosse azioni violente ed evidentemente non lecite, nei confronti di personaggi pubblici, politici e non.

Il problema della censura su internet è però vecchio come la rete e il paese che per storia e cultura ha avviato fin dall’inizio un massiccio e organizzato controllo degli accessi e dei suoi contenuti è la Cina con l’azione mirata del suo governo.

Scopo della censura in Cina è di contenere fatti e opinioni che vanno contro il benessere del sistema comunista. In particolare la Legge afferma che a nessuno è consentito usare la rete per promuovere attacchi alla costituzione, o alle leggi, promuovere ogni azione contro il governo, incitare alla divisione del paese, promuovere odio o discriminazioni tra i gruppi etnici cinesi, diffondere falsità, distorcere la verità, attentare all’ordine della società, promuovere superstizioni, diffondere materiale erotico, violento o riguardante il gioco d’azzardo, fare terrorismo o incitare all’attività criminale, insultare apertamente altre persone, nuocere alla reputazione degli organi statali e ogni altra attività dannosa contro il Governo. Chiunque venisse identificato ad infrangere questi comandamenti rischierebbe una “punizione” che va da una multa alla pena di morte. Il sistema di censura non è nascosto. Infatti il governo va fiero dell’attività di censura che è venduta come un sistema per proteggere i cittadini. Esiste una campagna d’informazione a riguardo, che comprende anche simpatiche mascotte sotto forma di cartoon. A livello tecnico la censura è implementata su due livelli, uno centrale e uno periferico. Quello centrale passa attraverso “il grande firewall cinese“: una muraglia di router Cisco che si occupa di confrontare le richieste dell’internauta con una blacklist: se il sito a cui si sta cercando di accedere è nella blacklist, l’utente non sarà in grado di vederlo. Il sistema periferico si basa sulla consapevolezza che chi fornisce accesso a internet è responsabile per le pagine che vengono viste. Google.com, la versione occidentale del famoso motore di ricerca, è accessibile dalla Cina: la ricerca dà gli stessi risultati che darebbe negli USA, ma poi molti dei collegamenti portano al nulla. Google decise nel 2006 di esordire con una versione apposita del motore di ricerca, google.cn. I server di google.cn risiedono in Cina e sono controllati direttamente dal governo cinese; i risultati sono quindi censurati da Google stessa, in ottemperanza con la legge. La Cina non è l’unico paese che chiede a Google di censurare risultati (lo fanno anche la Germania e la Francia riguardo a pagine con contenuti nazisti. In Italia i Provider si sono visti costretti ad oscurare a livello di dns quasi un migliaio di siti che propongono giochi d’azzardo fuori legge), ma in Cina il tenore di censura è a tutto tondo (un esempio classico: non c’è traccia della rivolta di Tienammen sul google immagini cinese). In particolare il sistema di censura starebbe per passare da un sistema di blacklist a un sistema di whitelist (si accede solo se è permesso) gestito da una anagrafe internet governativa e che sarebbe molto più stringente.

Concludendo: noi che siamo abituati a collegarci alla rete ed usufruire in toto dei suoi contenuti, dando questo per scontato, in Cina ogni volta che si accede a Internet nulla è scontato: non è detto che ciò che cerchiamo sia visibile, non è detto che se vogliamo scrivere un pensiero o un’opinione su qualche blog questo ci sia consentito.

Un italiano in Cina, la sua esperienza.

Sono ormai migliaia i brianzoli che hanno deciso di trasferirsi in Cina negli ultimi anni. Uno di loro, Stefano S., vive a Pechino ormai da qualche anno e opera nel settore informatico. A lui ci siamo rivolti per avere un parere da parte di chi si è ormai integrato con la realtà cinese di tutti i giorni. “Il 70% delle persone tra i 20 e i 25 anni – ci spiega – si rende conto e accetta questo tipo di limitazione della propria libertà. Ad un altro 30% queste limitazioni stanno strette, ma generalmente non così strette da portarlo a ribellarsi in maniera evidente”. Alcune delle scelte operate dal Governo cinese sono ben chiare a tutti e Stefano ce le racconta: “Qui il mezzo di comunicazione principale rimane la televisione, ma non vedrete né pornografia né violenza in tv. C’è un totale rispetto per la famiglia, e quello che accade all’interno delle mura di casa rimane confinato lì.
La stessa cosa accade in internet: possiamo fare tutto, usare i sistemi di comunicazione one-to-one, come Skype o altri sistemi di chat; ma non i social network, dove potremmo scambiare idee con molte persone”. Cosa succede quando si cerca di navigare in “acque proibite” nel mare di internet? “Semplicemente, nulla: il link non porta da nessuna parte. Non devo per forza cercare qualcosa di anti-governativo: è sufficiente cercare di fare il download di un film violento e cliccare sul link proposto sarà inutile”. Per noi sarebbe impossibile pensare a una situazione del genere; ci sarebbero proteste a non finire, così come vengono criticate le attuali scelte (per esempio i siti di gioco d’azzardo non legali che vengono bloccati): possibile che in Cina tutto questo non accada? “Bisogna conoscere questo Paese per poter rispondere. Si cresce in questo sistema, si accettano delle limitazioni, a volte evidenti a volte meno, perché in cambio si ha una vita dignitosa, e questo vale anche per le categorie più povere. E quando si passeggia in città ci si sente sicuri, anche in un quartiere molto povero. E’ un Paese affascinante, ma tanto diverso dall’Italia che queste differenze a volte non si riescono neppure a spiegare a parole, bisogna viverle”.

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