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Lo Spam: combattiamolo con le sue stesse armi

Lo Spam: combattiamolo con le sue stesse armi

Per battere lo spam, basta girare le sue stesse armi contro di esso.

Non tutti sanno che SPAM è un marchio registrato della Hormel Foods Corporation e si tratta di carne in scatola, mentre il termine “spam” che utilizziamo in rete si riferisce ai messaggi indesiderati che piombano nella nostra casella di posta elettronica e che si trasformano in un incubo se sono in numero elevato o trattano contenuti sgraditi.
Il termine deriva da una scenetta dei Monty Python, gruppo inglese degli anni ’70 famosi per il loro umorismo surreale. In una delle loro scenette i due protagonisti entrano in un bar dove un tavolo è occupato da dei vichinghi che, ogni volta che la cameriera propone un piatto con lo SPAM, iniziano a cantare “spam, spam, …” sempre più forte, fino al culmine nel finale dove il canto prende il sopravvento su tutto. http://www.youtube.com/watch?v=M_eYSuPKP3Y
Si capisce quindi come il termine “spam” sia stato associato ai messaggi non richiesti per la loro invasività e per il fatto che ce li si ritrova sempre più frequentemente mescolati al resto del cibo.. ops, dei messaggi.
Si ritiene che il primo spam via email sia stato inviato il 1 maggio 1978 dalla DEC per pubblicizzare un nuovo prodotto, e inviato a tutti i destinatari ARPAnet negli Stati Uniti.
Le ultime sul fronte della guerra contro lo spam arrivano direttamente dalla California, dove il ICSI , International Computer Science Institute, con sede a Berkeley, ha scoperto che per battere lo spam è necessario girare le sue stesse armi contro se stesso:
A gennaio 2010 il ICSI ha dichiarato di aver sviluppato un metodo originale per combattere lo spam : è stato lasciato in rete un computer non protetto da alcun antivirus e subito è stato attaccato da un robot-spia; dopo l’attacco gli scienziati hanno analizzato il suo comportamento. Sicuri che il computer avrebbe iniziato ad inviare spam, hanno congelato il programma che gli spammer avevano installato su quel computer, lo hanno decomposto, scoprendone ogni istruzione.
Hanno così notato che il programma era stato creato per ricevere informazioni sul prodotto da pubblicizzare e che ,in automatico, inseriva alla fine del corpo di ogni messaggio di spam delle frasi senza senso, sempre diverse per ogni invio.
Con questa strategia gli spammer si assicurano di non essere intercettati dai filtri antispam perché, avendo ogni messaggio un contenuto diverso, i filtri non riescono a classificarlo come spam e quindi bloccarlo. Scoprire gli algoritmi con cui vengono creati i messaggi di spam è stato il lavoro di questi scienziati e il loro metodo raggiunge il 100% di accuratezza, precisione mai raggiunta prima.
Siamo di fronte ad un interessante approccio al problema: ma riusciremo a trovare sempre i nuovi algoritmi che gli spammer includono nei loro programmi ? E ora che gli spammer sanno di queste ricerche renderanno i loro modelli di algoritmo sempre più complicati da scoprire?

Testo tratto dalle pubblicazioni “Informatizziamoci”  2008 / 2014 copyright by Promo.it

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